Soppesava i passi,uno dopo l’altro,come un funambolo che ondeggia tra l’equilibrio e il vuoto;sembrava saggiare la consistenza del terreno,prima il tallone,poi,il resto. Storse la bocca in una lieve smorfia…quelle scarpe non erano,certo,le più adatte per camminare…le scalzò con un rapido gesto e le abbandonò,scomposte,lungo la strada.
Per tutto quel tempo aveva convissuto con la cedevole sensazione che non era tutto lì...
Quella vita,la sua,non era il cammino che si doleva di giorni inanellati come coralli artificiali ; non era nemmeno il susseguirsi di albe e tramonti,tra i quali riempire uno spazio di propositi irrisolti e doveri preconfezionati.